SEMPLIFICARE E' MEGLIO
Ho inziato a giocare volley indoor nel 1987 ed il secondo giorno di allenamento mi spiegarono le 6 zone che, convenzionalmente, dividono il campo da pallavolo...uguale in ogni parte del mondo.
Poi nel 1991 ho giocato sulla sabbia al 3 vs 3, 4 vs 4 e l'estate del 92 anche il 6 vs 6. Le zone erano anche lì sempre le stesse: le 6 del volley indoor che conoscevo così bene; bello, no?! Semplice, corretto, immediato da capire; considerando il fatto che la stragrande maggioranza dei beachers arrivava ed arriva dall'indoor.
Nel 1997 ho intrapreso la strada del 2 contro 2: il beach volley...quello Olimpico, quello vero, quello dei campioni.
Con mia sorpresa il campo non era più diviso nelle 6 zone.
Nel 1999 entrai a far parte della Nazionale di beach volley come giocatore: - "sei completamente fuori strada chiamando le zone del campo di sabbia come quelle dell'indoor"- mi sentivo ripetere dagli esperti coach del momento...
Oggi i miei atleti e coach usano una divisione del campo in 9 zone, che io ho fatto "mia" dagli scoutmen di tutto il mondo; i quali da decenni rilevano le zone in questa maniera. Sarebbe stato stupido e arcaico non usare una simbologia già consolidata nell'Indoor solo per cercare di essere diversi...pensando che diverso significhi automaticamente innovazione e/o risoluzione.
Semplificare e codificare il più possibile nello sport significa, a mio parere, poter porre maggior attenzione al sistema di gioco e alla tecnica: il cuore, la mente, i piedi e le mani sarebbero obbligati a essere tutti in accordo sul da farsi.
La "palletta" sarà sempre una palla lenta difendibile...anche se oggi si tende a chiamarla "shot", il difficile è insegnare a fare uno "shot imprendibile".
Semplificare la terminologia, usare nomi noti permette ai coach ed ai loro atleti di concentrarsi sulle cose molto più importanti di questo sport; che nello specifico significa poter anche spendere meno tempo nel correggere una tattica, una chiamata di schema o anche solo un recuperare secondi durante le pause di gioco.
Da qui la mia volontà di dotare le mie squadre di un codice di chiamata sia nelle fasi di side out; sia nella fase Break, che facesse avere sempre una Comunicazione comune, chiara, precisa tra i due artefici del gioco: gli Atleti.