C'era una volta un atleta straordinario, che durante la partita sembrava non avere in mente pensieri, emozioni, paura.
Quel giocatore era Giorgio Domenghini.
Era tanto tempo fa, quando l'ottimo beacher Natale Monopoli (il miglior palleggio che si sia visto su un campo da beach volley, insieme a Marcio Araujo) si presentò con questo giocatore di alto livello di Indoor, che sembrava avere una mano magica già dalla prima uscita. L'anno dopo, passato in difesa, si vide realmente quale fosse il potenziale di quel giocatore che, rispetto agli standard del momento, era fisicamente enorme. “Dominghez”, così come Matteo Varnier e Simone Bendandi, ha cambiato il modo di essere il "meno alto" della squadra di beach volley in Italia: prima piccolo e difensore, dopo di loro alto e forte in attacco. Giorgione è stato quello che ha fatto 4 Finali Scudetto con 3 compagni diversi: 2005-07-08-09.
Lui è quello che ne ha vinte due, perdendone due sempre al terzo set, ed è quello che mi ha dedicato (con il suo socio Dott. Riccardo Fenili*) lo Scudetto del 2007, quando ancora neanche lavoravamo insieme. Ed è sempre lui che ha preso un 19enne forte fisicamente e l'ha fatto giocare per due anni (2008-09) agli stessi livelli degli avversari che si allenavano tutti i giorni sulla sabbia per 4-5 ore.
E se ciò non bastasse, lui è quello che ha preso un forte giocatore di Indoor (Alberto Casadei) e in sole due settimane di lavoro l'ha fatto giocare alla pari contro squadre nazionali e team plurivincitori di tappe (2010). Da avversario in campo (e da avversario da scoutizzare dagli spalti) l'ho sempre pensato come un talento sregolato e in balìa di se stesso. Quando è diventato mio atleta, invece, ho imparato da lui cose davvero fuori dal comune. Al riguardo, voglio raccontare un aneddoto.
Era il 2008. Avendo in mente di tornare presto a girare il World Tour con le mie squadre che competono alla pari con quelle della Nazionale Italiana, decido di non andare in panchina per tutta la stagione poiché a livello internazionale non è ammesso il Coach in panchina. In un campo laterale, Domenghini e Zaytsev se la devono vedere con la forte squadra brasiliana venuta per giocare il campionato italiano, convinta che non ci sarebbe stata concorrenza in quell'estate. Giorgio, invece, dimostra come quei 291 punti, fatti nell'unica stagione di serie A giocata, erano stati il frutto di doti di ricezione e attacco di alta qualifica. Siamo avanti 1-0 e 20-16 nel secondo, il brasiliano di difesa incita Ivan Zaytsev a tirargli forte addosso (lo so che state pensando tutti dove l'abbiano ricoverato la palla dopo...), ma questa tattica permette ai carioca di mandare fuori giri l'ancora inesperto fenomeno biondo, il quale sciupa clamorosamente tutti i restanti palloni del set tirando sempre fuori o sul muro. Il set finisce 20-22 per il Brasile, i ragazzi sono in panchina e Ivan fa capire perché oggi sia uno dei giocatori più forti del mondo e fa mea culpa da solo: ”L'ho proprio buttato via questo set, ora Giorgio mi uccide e ha ragione: sono un idiota”.
Invece il compagno non dice nulla per tutto il tempo tra 2° e 3° set e poi, mentre l'arbitro fischia, dice con tutta calma: “Oh, Ivan! Ma hai visto quella bella ragazza laggiù!!?? Il testosterone dell'energumeno prende il comando e lo fa distrarre dai pensieri negativi del 2° set. Così, mentre stanno rientrando in campo, Giorgio Domenghini fa capire perché, con Riccardo Fenili e Andrea Ghiurghi, siano stati quelli che, secondo me, hanno sempre permesso ai diversi soci di esprimersi al loro massimo.
"Oh, Ivan, usa un po' di più lo shot sopra il muro e chiudi questa gara che gli sei sopra di 1 metro (da fuori sembravano almeno due)”.
Il 3° set finisce 15-8. Siamo tutti contenti di aver battuto i favoriti brasiliani (nella stagione non vinceranno mai contro Giorgio e Ivan) ed io affino, grazie al mio atleta, cosa significhi giocare al massimo...sempre e comunque. Capisco che ognuno di noi possa sembrare assente ed invece sia solo in attesa del fischio giusto, che ogni gara, anche la più importante, è comunque una prima di un'altra.
Giorgio ed io avevamo capito che il suo talento avrebbe potuto mostrarlo a testa alta anche al World Tour (ne sanno qualcosa al Grand Slam di Marsiglia del 2009). Così, appena finita la Finale Scudetto 2009 contro un già grandioso Paolo Nicolai, io e Giorgio siamo già a lavoro sugli spalti (c'è una foto nella gallery) per capire e lavorare su cosa migliorare per la stagione seguente.
Però, dopo quella ultima riunione tecnica estiva, Giorgio sembra lontano dal beach volley: poche telefonate, sms che non parlano mai della stagione successiva. Sembra quasi che gli sia passata la voglia di giocare sulla sabbia. Invece... Invece riapparve in estate al campo di allenamento dopo l'ennesimo campionato di serie B1 vinto da protagonista. Con una normalità imbarazzante mi disse: "Oh, Giulione. Ho poi scritto su un foglio tutte le cose da migliorare che mi avevi detto ad agosto; l'ho attaccato su uno specchio, e ci ho lavorato per tutto l'inverno. Spero di esserci riuscito".
Rimasi senza parole. Quel mentecatto, energumeno, festaiolo, gran bevitore, distratto... è in realtà un perfezionista, meticoloso, attento, pieno di talento, coraggioso, unico...Campione.
Grazie Giorgio: è stato grandioso lavorare con Te e per Te.