"4: Riccardo Fenili - Nessuno come Lui"
C'è un uomo, nel Beach italiano, che non ha mai mollato, come nella vita. Nel campo, c'è stato per tanti lustri e ha sempre dato tutto solo quando la posta in palio è stata alta. Nelle finali del campionato italiano c'è stato un lottatore che le ha sempre vinte nelle 4 volte che l'ha giocate. E poi c'è chi, un giorno, ha deciso di prendere una laurea. E l'ha presa con il massimo dei voti.
Tutto questo ha un nome: Riccardo Fenili.
Era l'inverno del 1997 e lo vidi giocare una gara di B1 a Frosinone con la maglia blu del Loreto. In estate, ancora nella Finale di beach volley per Società (idea che andava valorizzata e non dimenticata) e poi più nulla di visibile. "Peccato per quel tipo che attacca come Shishkin: sarebbe stato forte davvero", pensai. Ma Lui non mollò affatto, anzi si ripresentò nel ‘99 al Campionato Italiano già murando con "caricamento laterale", come quel fenomeno di Whitmarsh. Gli inizi al campionato italiano non fuori esaltanti, ma Lui non mollò.
Nel 2002 vinse “di testa”, contro la squadra che, secondo me, giocava il miglior beach volley di quell'estate: Bendandi-Cicola. Il suo primo Scudetto lo costruì dalle fondamenta insieme a Fabio Galli. Lui fa così: costruisce. Il lungo periodo in Brasile per provare la qualificazione alle Olimpica del 2004 non portò ai risultati sperati, ma Lui non mollò.
Il 2005 fu l'hanno della convocazione nella nazionale di beach volley, del primo titolo di King of Beach e delle 4 medaglie (3 ori, 1 argento) nei tornei Internazionali. A questo punto della carriera, qualcuno avrebbe allentato un pochino, avrebbe gestito situazione carriera proprio come solo Lui sapeva fare nei punti di fine set, ma Lui invece rilanciò.
Così, nel 2006, conquistò il secondo King of the Beach ed il Secondo Scudetto, al quale avevamo pensato tanto, e nel quale credevamo molto, visto il tanto lavoro extra che fummo entrambi felici di fare insieme.
Lo festeggiammo, però, il giorno seguente, perché (come capitava in quegli anni), quando c'era da festeggiare risultati importanti, io ero fuori Italia con i giovani e forti italiani. E seguì la finale telefonando dagli autogrill tornando dalla Slovenia.
Il lungo collegiale in Brasile del 2007 risultò essere un’esperienza per me incredibile per ciò che riguarda Riccardo: avendo la possibilità' di essere a contatto dalla mattina (alle 6.30) alla sera dopo cena con un Mostro, una Macchina da obiettivo, un Toro con davanti il suo rosso, mi resi conto di quanto fosse un atleta straordinario, prima di tutto nella testa. In sala pesi era il più forte, negli allenamenti era instancabile; anche facendo un’ora extra, oltre a quelle da programma, a 40° C, da soli io e lui prima di pranzo. E la mattina seguente era di nuovo lì, in orario e pronto a lavorare ancora.
Mentalmente e tecnicamente era davvero diventato consapevole di quanto la sua metodicità e precisione si fosse incastrata perfettamente con la mia pazzia di gioco. E infatti vincemmo tante gare di allenamento e piccoli tornei contro le squadre Svizzere, Brasiliane, Tedesche: squadre che negli anni a seguire poterono fare tanti importanti risultati. Poterono…
La Nostra strada, in quell'anno, continuò con la Sua voce forte che leggendo un passo scaldò la chiesa, mentre Donatella ed io creavamo la Mosci Family. Il Nostro 2007 sembra però finire con una scatola piena di un solo, unico, irripetibile “Birillo da Bowling”, un birillo che, nelle partita perfetta giocata dal giovanissimo Riccardo, non cadde (299/300 punti). Dopo quel regalo da Lui datomi, passarono mesi intensi per entrambi fuori dal campo: io in vacanza, lui a casa ad allenarsi quasi per nulla. Ma se avete capito di che tipo forza d'animo stiamo parlando, allora saprete che Lui non mollò.
Ricorderò sempre la TV di Rosita Impieri, poiché fu in quella che vidi una dedica sulla bandiera dei Campioni d'Italia 2007: una dedica che riportava anche il mio nome. Pensai a come aveva fatto quel straordinario uomo, atleta, Amico a vincere il suo Terzo Scudetto tornando dagli inferi ed a ricordarsi di ciò che era accaduto nei 25 mesi precedenti.
La Nostra carriera sportiva insieme riprese nel 2008, conquistando un Bronzo al Master di Jesolo: un bronzo che sarà per me guadagnato in ogni piccolo pezzettino di medaglia per come era stato costruito in ripresa. Le parole dopo la finale 3º-4º posto di un fenomeno mai abbastanza lodato come Marco Malavolta esprimono ciò che eravamo riusciti a ricreare con poco tempo in quel pesante periodo: "Non so cosa gli hai detto o fatto, Giulio, ma mai Fenili mi è risultato così ingiocabile". La verità era un altra e cioè che Fenili era al Master e come Gianni Mascagna: al master i campioni fanno sul serio.
Gli anni passarono, e molti eventi si misero tra la sabbia e Riccardo. Ci si mise anche un destino, però, e quello di Ricky era quello di battere qualsiasi record delle finali per il titolo giocate e vinte. Così, nel 2011, dopo stagioni in cui era già concentrato per conquistare il "Dott." davanti al suo nome, un grande giocatore come Riccardo Giumelli, ancora inespresso, gli chiese in maniera diretta: "Fai vincere uno scudetto anche a me?". La tappa finale fu dopo tanti tornei in cui come squadra ( loro + coach) arrivarono spesso alle fasi finali, ma non vinsero mai...
Io, finita la finale scudetto femminile con un grandioso Argento di Laura Cavalluzzi*, andai meritatamente in vacanza con la mia famiglia, a 953km da dove avrebbe giocato Riccardo la tappa finale maschile. In quel momento, al telefono, dopo aver staccato la spina di fine stagione, feci uno dei tanti errori che un Coach accetta di commettere intraprendendo la carriera professionistica: rifiutai di seguire Ricky e Ricky nelle finali.
Avrei potuto scegliere di stare in ufficio a battere sulla tastiera, dicendo che bla bla bla, ma la verità è che, con me o con altri in panchina, quello scudetto non l'avrebbero vinto, perché quella fu una squadra a cui non serviva nessun allenatore per vincere in Italia. E i risultati lo dimostrano. Ricky e Ricky nel Master del 2011 fecero vedere di cosa sono capaci due atleti molto intelligenti con il rispetto l'uno per l'altro. I "Rickys" hanno amplificato il concetto che tanto caro ( e poco reale) viene sventolato ai giovani atleti: il tuo compagno prima di tutto.
Il torneo fu come tanti in cui il Dott. Fenili decideva che a vincere sarebbe stato Lui. Primi due turni faticando molto, terzo perdendo 2-0, quarto di finale vinto per forfait avversario, semifinale al 3º set; Finale stravinta e Quarto Scudetto.
Questo è ciò che Lui, lottando, ha lasciato nel beach volley italiano. Io, negli anni, ho sempre preso ad esempio per i miei atleti ciò che Riccardo Fenili mi ha sempre mostrato: la Gestione del compagno, del punteggio, delle emozioni in importanti momenti del match; una cosa che dà alla squadra lo spessore che serve per vincere.
Grazie, Ricky: crescere insieme a te, fuori e dentro il campo, è stato e sarà Grandioso.