La mia storia


GIULIO E IL SUO VOLLEY*

“Dove corri così veloce?” -  mi chiese mia madre in un pomeriggio del lontano 1987:
“ devo andare a casa a cambiarmi che in quella palestra laggiù fanno pallavolooo...” - risposi.
Da quel campo di Volley* non sono più uscito...
Da quel giorno sono stati solo giorni, mesi, anni pieni di una palla e una rete: mattina a scuola, pomeriggio in strada, la sera nella luce dei lampioni non esisteva altro che una palla e una rete da battere.
Mentre l'Italvolley vince tutto il possibile, io distruggo (per la gioia del mio paziente Padre) videoregistratori vedendo, rivedendo e memorizzando tutte le azioni dei campioni. Più passa il tempo e più mi accorgo di ricordare ogni singolo movimento fatto da quegli atleti che vedo nei video, nelle palestre, per la strada...diventa una dipendenza da “frame-visivi”: più ne ho e più ne voglio.
E' il 1989 e tramite un amico riesco a fare un provino importante, l'allenatore è un tipo silenzioso, riflessivo e molto intelligente; mi scruta da lontano, dice poche cose e alla fine mi dice che posso rimanere con loro se mi va:
Vittorio Sacripanti ha permesso semplicemente, ma in maniera decisiva alla mia passione di poter crescere e essere usata per l'alto livello. Sia in campo che fuori, lui e sua moglie Camilla mi coccolano come quello che si farà le ossa prima di volar via, come il piccolo di un gruppo fenomenale con all'interno campioni come Giorgio Pallotta, Giulio Magnani, Niccolò Cultrera...
Ed infatti dopo due stagioni in cui prendo spazio in campo, riesco a ottenere una proposta per andare a giocare fuori Roma.
L'inizio del mio indoor-errare per l'italia nel 1991 è qualcosa che mi insegnerà profondamente cosa provano e come stanno i ragazzi che fanno sport lontano dalla propria casa, dai propri amici; imparerò che stare a “giocare a palla” lontano dai propri cari non è mai facile, anche quando vieni pagato per farlo.
Mondovì  Piemontese, Cosenza, Genzano, Latina è tutto un vagare in cerca di altri stimoli di persone piu corrette, più affidabili, più vere.
La mia carriera cambia nel settembre del 1995: dopo aver fatto l'ennesimo provino a Novara, decido di andare a Bottega di Colbordolo in provincia di Pesaro. Arrivo con un bus su una piazza deserta sulle colline sopra Pesaro. Il viaggio è  lungo con molti mezzi, il mio ginocchio non gradisce, sono nervoso e assetato; voglio tornare indietro, andare  a casa e iniziare a lavorare con mio padre, ma quando scendo dal bus mi trovo davanti un uomo con la barba nera e lunga, sembra Babbo Natale buono, il più buono di tutti i Babbo Natale del mondo. Quell'uomo sarà un punto fermo nella mia vita; quell'uomo corretto, gentile e geniale che è  Giuseppe  Uguccioni e che molti atleti conoscono anche per la sua correttezza...mi darà negli anni la spinta per continuare ad essere il ragazzo che scese dal bus con la propria valigia di sogni.

Nel 1996 la stagione è vincente sotto la guida del primo tecnico moderno e stacanovista della mia carriera: Daniele “Pido” Rovinelli mi mostra come il Volley* sia fatto di traiettorie, numeri, lavoro sistematico; ma anche di passione, arrabbiature, notte insonni a preparare le tattiche per vincere.
Alla fine di quel campionato fantastico volo a Roma per un corso d'aggiornamento allenatori indoor, nel quale vengono spiegati decine di esercizi, io li sintetizzo, e “Lei” li copia...
La scelta di invitarla al mare dopo quel corso mi ha donato la tavolozza più incredibile e fantastica dove posso attingere i colori più rari con i quali disegnare la Nostra storia. Grazie “Luce”.
Tre giorni da quell'incontro è in programma la mia operazione per risolvere quella tendinopatia rotulea che mi affligge da anni; l'operazione passa in un baleno, la riabilitazione no.
A distanza di due mesi dalla prima operazione dicono di dover riaprire perchè hanno dimenticato un piccolo intruso nel mio ginocchio... Proprio così: una punta di trapano dimenticata mi farà saltare completamente l'intera stagione '96-'97.
Sono mesi di stop infiniti.
Il recupero è lento, faccio lavori saltuari dall'alba a mezzo dì; le lunghe sedute di mille terapie diverse si alternano ad intere giornate in sala pesi.
Così nell'estate del 1997 può tornare in campo Giulio Mosci del Volley*, quello serio, meticoloso, quello che crede che arrivare in serie A possa essere la cosa più importante del mondo; quel Giulio che inizia un percorso di crescita tecnica con il giovane Sandro Cordovana, e che li porta nell'estate del 1999 a guadagnarsi il pass comi atleti della Nazionale Italiana.
Giro il mondo, vedo cosa è davvero il circuito mondiale, tra Acapulco, Toronto, Berlino posso capire come questo sia un gioco a sprazzi diverso, ma che sempre di Volley* si tratta. Le mie idee di gioco che in Italia funzionano già bene mi riprometto che le porterò anche lì, nel circuito mondiale.
Così inzia un'infinita lista di appunti su qualsiasi improbabile giocatore, sul più piccolo insignificante particolare di questi atleti stranieri; quei mille taccuini che ho sempre con me saranno ciò che di più caro avrò negli anni a seguire.

A distanza di 6 anni...il mio sistema di gioco avrà ragione anche a livello internazionale.

Nel 2000 riesco a raggiungere la serie A2 nel Gioia del Colle, e l'anno seguente a Vibo Valentia...ma la serie cadetta non è proprio ciò che mi aspettavo.
Tra appartamenti senza profumi e calore, e alcune volte senza neanche un letto...preferisco tornare in B1 in una solare cittadina come Corigliano Calabro, dove per fortuna trovo l'odore dei mandarini, il rumore del mare, e belle persone che ancora porto nel cuore.

Nel 2004 portiamo la serie A2 a Corigliano,volto pagina e ritorno a sperare in qualcosa di altrettanto professionale chissà dove, fino alla proposta di essere l'Assistan Coach della Nazionale di beach volley maschile e femminile con un incarico che comprende anche quello di Selezionatore e Responsabile del settore giovanile maschile.

A gennaio del 2005 decido di seguire la mia mente: per anni in fondo ho allenato tatticamente e tecnicamente tutti gli atleti che mi sono stati al fianco, e accetto il progetto Olimpiadi Pechino 2008.
Inizia un nuovo mondo, quello da allenatore con altri sogni, altri progetti, altre fiducie.

L'ingaggio è basso, il lavoro con 6 Team per due soli Coach è infernale, ma è la mia passione, la mia vita...ed ho anche Donatella che mi sorregge.
I nostri atleti salgono la classifica internazionale fino a diventare importanti giocatori mondiali: con il loro talento e i nostri allenamenti si va oltre ogni rosea aspettativa; imparo che ho già imparato sui mille campi di periferia, nelle palestre  buie, sulle spiagge romane ciò che bisogna sapere per far giocare l'Italia a livello mondiale. Le nostre 3 squadre maschili alla fine del 2006 sono tutte nel tabellone principale del Campionato del Mondo, e le nostre due squadre giovanili sono la seconda e la terza a livello mondiale.

Nell'aprile del 2007 dopo l'ennesimo stage di preparazione a Rio de Janeiro, mi viene proposto di rimanere a casa con stipendio “garantito” (n.d.r), ma senza dover allenare nessuno.
La motivazione è l'incompatibilità con il responsabile del progetto Olimpico..di fatto toglie a me e altri due atleti la possibilità di provare a qualificarci per l'Olimpiade dell'anno seguente.

La dedica in diretta Rai dei Campioni Italiani 2007 Fenili-Domenghini mi da la spinta per ripartire.

 Al ritorno dal viaggio di nozze con “quella” che copiava al corso di aggiornamento...io e la mia tenace sposa corriamo da soli, e nel 2008 al Master Finale di Jesolo le mie squadre sono le migliori (1° - 3° e 5° posto).
Lo Scudetto del 2008 corona un bel sogno da Head Coach, ma mi mostra anche come ormai la strada del nuovo Volley* sia segnata: i miei atleti giocano un sistema di side out e di fase break improntata a soluzioni che ritengo innovative, migliori, vincenti.
Atleti come Zaytsev (19enne), Domenghini, Fenili dimostrano che il mio Volley* funziona anche sulla sabbia.

Nel 2009 ho davvero un pool di atleti eccezionali, che non ha nulla da invidiare a quelli/e delle nostre Nazionali: Domenghini-Zaytsev giocano un'altra finale scudetto contro i fortissimi Nicolai-Varnier, e la foto adiacente chiarisce al meglio quanto le forze in campo fossero davvero paritarie, ma con percorsi  e tempi di preparazione diversi.

Le ragazze chiudono la stagione di coppia con la qualificazione nella tappa Mondiale di Polonia, dove Carolina Costagrande dimostra di essere la giocatrice di Volley* più forte del pianeta terra e Valeria Rosso da lì ad un anno giocherà la sua prima finale di tappa mondiale in coppia con la più che talentuosa Marta Menegatti.
2010, pochi euro, pochi tornei internazionali da poter fare, ma la classifica italiana maschile vede ancora una mia squadra primeggiare: Tomatis in quell'anno dimostra di essere il più continuo difensore d'Italia; ma la vera sorpresa per i meno attenti è Alex Ranghieri, il quale segnalatomi anni prima dell'amico Alessio Corsetti gioca da subito al livello dei più forti italiani per tutta l'estate. Se non bastasse, in quella stagione gioco due finali di tappa con entrambe le miei squadre finaliste...e quando sullo schermo TV appare il coach che va in entrambe le panchine di Domenghini, poi di Ranghieri, poi ancora di Casadei e di Colaberardino...è già pronta una carta federale per fermare questa casualità di coach con più squadre finaliste.

A settembre del 2010 nasce Sofia (Meraviglia), la nostra principessa...e mentre sui campi continuo ad allenare, continua anche la mia ricerca di un posto dove poter far crescere i campioni di domani.
Nell'estate del 2011 la “mia” Laura Cavalluzzi perde una finale scudetto che sa di vittoria: una stagione partita male, corretta a soli due tornei dalla fine grazie a due professionisti come Margherita Chiavaro e il suo coach James Martins, una finale guadagnata con ore, settimane, anni a fare crescere Laura: Laura la fuori livello, Laura la stordita, Laura la determinata, Laura la vice-campionessa italiana 2011.

La stagione 2012 sarà quella dell'eterno arrivo del nostro Principe Igor Andrea, che però fa gli scherzi ai miei atleti facendomi rientrare dai tornei o non farmi partire...poi tra il sabato e la domenica del torneo di Ostia, in cui grazie alla mia super Moglie riesco comunque a seguire i miei atleti...il mio secondo genito decide che è venuto il momento di farsi conoscere.

Allenare i professionisti, e allenare gli amatori che io chiamo professionisti comunque...ha un peso simile: molto importante è far diventare grande “...un bimbo che sogna di diventare qualcuno”( Ivan Zaytsev), ma altrettanto lo è far apprezzare lo sport a persone che nella vita fa altro per vivere.
Da dietro i miei occhiali da sole...ringrazio davvero tutti  i compagni di viaggio (buoni e cattivi) che fin'ora mi hanno permesso di godermi questa professione-passione che chiamo Volley*; spero di riuscire a darvi mensilmente qualcosa in più da questo sito.

A presto Giulio Mosci

*(n.d.r beach e indoor sono due facce di uno stesso sport)